domenica 27 ottobre 2013

Partenza!

"Allora... I sandali, le scarpe da ginnastica e quelle col tacco. I prendisole. Chissà se andremo in discoteca... La blusa ricamata la porto comunque e anche quella con gli strass. L'abbronzante, il doposole... C'è tutto!" Soddisfatta chiude la valiglia. "Mamma, ma quando parti?" "Domani mattina alle 4". "Ma come fai ad andare in aereoporto a quell'ora? Devo venire lì?" (La mia mamma per sei mesi sta sul lago di Garda, nel paese della nonna, dove sono praticamente cresciuta anch'io). "Ma no! Vado in taxi con la Maria e l'Antonietta". "Ah, ok. Allora buon viaggio. Mi raccomando: non stancarti". "Sì, sì, ciao, ciao". La mia mamma (anni 90 compiuti con grande leggerezza il 25 agosto) parte per la Tunisia con le sue amiche. Ci starà 15 giorni. Io resto qui a badare al suo gatto e a mio figlio. A far la spesa, a cucinare. Insomma, a vivere il solito noioso tran tran. C'è qualcosa che non quadra...

Ho deciso...

... ricomincio a scrivere un blog. Ma dopo due anni di silenzio? Due anni, non due giorni! Lo so che i veri blogger non smettono di scrivere nemmeno per due minuti. Ma insomma: perché no? E quindi eccomi qua. Non cercherò di riassumere questo lungo periodo di black out. Non saprei nemmeno da che parte cominciare: sono successe troppe cose! Non cercherò neanche di spiegare il perché di questa improvvisa decisione... Per il semplice motivo che non lo so nemmeno io. E allora ricomincio lo stesso con un unico proposito: raccontare a ruota libera quello che mi succede, convinta che lo scivere aiuta a capire.

martedì 29 novembre 2011

Chiacchiere e nuove amiche

Io ero nata per chiacchierare. Mi piace tantissimo e credo che mi riesca anche bene. Mi piace conoscere persone nuove, mi piace ascoltare quello che hanno da dire e mi piace parlare con loro. Mi interesso davvero a quello che dicono. Non faccio finta, mai! Nemmeno con le occasionali conoscenze del parco, quando si corre per qualche chilometro insieme senza essersi mai visti, sapendo che magari difficilmente ci si reincontrerà eppure ci si racconta un sacco di cose.
A maggior ragione mi piace chiacchierare quando incontro persone come le mamme che ho conosciuto fra sabato e domenica a Bari. Giovani, ma molto consapevoli. Piene di iniziativa. Poche arie e molta concretezza. E simpatia! Mamme blogger che muovendosi nella blogosfera hanno creato reti di amicizie, hanno superato eventuali problemi, hanno prestato e ricevuto aiuto, hanno dato vita a progetti interessanti.
Le ho ascoltate raccontare, ho assorbito un po' della loro energia e sono tornata a casa pensando che ho delle amiche in più e che è bellissimo pensare che nei momenti complicati basta mandare una mail per per sentirsi meno sole.
Peccato che chiacchierare non è un lavoro...

domenica 27 novembre 2011

Viva la burrata!

Mantella di lana con il collo di pelliccia, sciarpa, guanti, calze pesanti. Ieri mattina alle 9, quando sono uscita così dall'albergo, qui a Bari, ho rischiato il colpo di calore. Ci saranno stati 16 gradi e tutti erano in giacchetta.
Dopo essermi alleggerita e prima di tuffarmi nel mare di famiglie che affollava la fiera, ho visitato la basilica di San Nicola, ho adocchiato una casa in vendita nella città vecchia (io e Lui siamo accomunati da questo ossessione compulsiva: in qualunque posto andiamo troviamo sempre una casa che ci piacerebbe comprare) e mi sono riempita gli occhi del mare. Che differenza abitare in una città sul mare. È il mio sogno (che Lui condivide al 100%) quello di abitare in un posto di mare appena sarò riuscita a liberarmi dagli Obblighi!
La giornata è stata intensa, ma qui tutti trovano il tempo e la voglia di fermarsi a fare due chiacchiere.
Ieri sera cena pantagruelica: dalla burrata al pesce, dai frittini all'affettato, solo per parlare di antipasto... Ho vanificato in una sola sera mesi di corsa! All'una, fuori dal ristorante c'era una folla a passeggio che neanche la domenica mattina in piazza Duomo.
Oggi incontro Bismama e altre mamme blogger.

sabato 26 novembre 2011

Weekend a Bari, mo'!

Sono arrivata qui a Bari ieri sera alle 20, dopo aver viaggiato nell'ultimo posto dell'ultima fila di un aerbus incredibilmente pieno, schiacciata contro il finestrino ("È l'ultimo rimasto libero, signora") da un bisonte che mi sedeva a fianco.
Ho trovato una temperatura mite, 14 gradi, e un buonissimo prosciutto crudo nella schiacciata che ho mangiato già subito in aereoporto, prima di cercare un taxi che mi portasse in albergo.
"Dove deve andare signora? Ah, corso Càvour..."
"Come, scusi?" confusa dall'accento spostato sulla prima sillaba, ho faticato un po' a capire, ma poi sono arrivata a destinazione.
Sono qui per una due giorni di full immersion nel solito mare di mamme e bambini, che di solito qui a Bari si arricchisce anche di nonne, zii e famigliari di ogni ordine e grado, che accorrono alle nostre fiere dedicate al mondo della prima infanzia.
So già che inconterò qualche mamma blogger, che già conosco via internet. Saranno due giorni caotici ma interessanti. Con un paio di colleghe abbiamo già progettato una piccola bigiata. "Approfittiamo del calo di gente dell'intervallo e andiamo a fare un giro a Bari vecchia. Quest'anno lo facciamo, eh! Davvero!"
Io sono curiosa di sentir pronunciare dal vivo il famoso intercalare "mo'" adesso che fresca della lettura dei libri di Gaetano Cappelli (soprattutto "La vedova, il Santo e il segreto del Pacchero estremo") credo di saperne il vero significato.
Adesso è ora che vada in fiera, mo'!

giovedì 24 novembre 2011

La mia guerra di indipendenza

La guerra di indipendenza (la mia) che sto combattendo contro mio figlio da qualche anno prosegue con alterne fortune. Scaramucce che qualche volta vinco io, più spesso vince lui. Perché devo ammettere che è più scaltro di me, molto molto più astuto. Mi chiedo se fingendo di studiare inglese o biologia non stia invece approfondendo i manuali di strategia bellica di Rommel, la famosa volpe del deserto. Oppure di Sun Tzu, l'altrettanto se non più famoso generale e filosofo cinese.

Un esempio? Siamo seduti tutti e due sul divano e mi chiede di andare in cucina a prendergli un bicchiere di succo.
"Perché, non hai le gambe?" rispondo, soddisfatta di aver soffocato in tempo l'impulso automatico di alzarmi e andare, come quando era un bebè.
Lui tace, mette su una faccia sofferente e continua in silenzio a chattare con gli amici.
Passa mezz'ora e mi alzo per andare in bagno.
"Già che passi per la cucina, quando torni mi porti un bicchiete di succo, per favore?". È così che mi incastra, con l'arma del bon ton e con l'attesa strategica del momento opportuno.

Altre volte, non ha nemmeno bisogno di studiare una strategia perché mi prende alla sprovvista e io ci casco come un vero pollo. Esempio.
"Mamma, dovresti andare alla scuola media a ritirare il certificato dell'esame per l'iscrizione alla maturità".
"Ah, va bene" faccio senza pensare che di solito le segreterie delle scuole almeno un giorno alla settimana tengono aperto anche al pomeriggio e quindi potrebbe andarci lui, visto che oltretutto abitiamo a due passi.
E così scappo dall'ufficio, mi catapulto a scuola (perché di solito lui si sveglia un minuto prima della scadenza di queste cose burocratiche) e con voce affannata chiedo il certificato.
"Ma signora, suo figlio è maggiorenne?"
"Bè, sì..."
"E allora deve venire lui!"
Esco con la coda fra le gambe, seguita dallo sguardo compassionevole della segretaria che sta pensando (glielo si può leggere in fronte): Ecco la solita mamma mollacciona che non vuol riconoscere che suo figlio è un uomo ecc. ecc......

Come tutte le guerre, è sempre difficile a posteriori ricostruire come si sono create le condizioni che hanno reso inevitabile lo scoppio.

A volte ci provo e dico a me stessa che quando mio figlio era un bebè era ovvio che gli portassi da bere quando me lo chiedeva e tutto il resto. Solo che mi sono persa il momento in cui era grande abbastanza per fare da solo e quindi non l'ho abituato. E poi: tra il lavoro e tra i weekend fuori casa, lui ha iniziato abbastanza presto a doversi arrangiare da solo e quindi quando sono a casa i sensi di colpa fanno sì che io tenda a "servirlo e riverirlo". E lui ci marcia!
Attualmente, teatro di questa fase della guerra di indipendenza è la cucina. Obiettivo: convincerlo che quando vado via nel weekend, dopo mangiato metta i piatti nella lavastoviglie e non li lasci nell'acquaio. La mia strategia per vincere la battaglia? Semplice: prima di partire gliel'ho lasciata aperta, in modo che quando entra in cucina ci sbatte le gambe e si ricorda! Vediamo quando torno se funziona...

lunedì 21 novembre 2011

Natale allargato, Natale complicato

Nella mia famiglia molto allargata, con ramificazioni in tre regioni (Lombardia, Veneto e Toscana), il Natale è una cosa complicata. Le consultazioni per l'organizzazione di incontri, cene della vigilia, pranzi del 25, merende di S. Stefano cominciano presto. Anzi, sono già cominciate la settimana scorsa.

E si sta già delineando un fitto calendario di appuntamenti. Dato che, vuoi per le distanze geografiche, vuoi per l'inopportunità di riunire attorno a uno stesso tavolo persone che quasi non si conoscono, è impossibile cavarsela con un unico grande pranzo, ecco la mia "agenda natalizia".


Cena da mio fratello di mezzo (in una località che ancora non ho messo a fuoco della campagna lombarda verso il Piemonte) con la sua compagna, le due figlie della precedente compagna, mio figlio ("Ma', io quest'anno non ci vengo!"), mio fratello più piccolo con moglie e figlio e la Nonna.

Pranzo con il papà di mio figlio, la sua compagna con il figlio (il fratellino di mio figlio) e tutta la sua grande famiglia, mio figlio e... la Nonna.

Pranzo con Lui, le sue zie e i suoi cugini e forse... la Nonna.

Cena con mio figlio, Lui e... la Nonna.

A questo già impegnativo programma si aggiungono le cene prenatalizie con amici e gruppi di amici...

Sto facendo il conto dei finesettimana che mancano da qui al 25 e forse... non bastano!