![]() |
| E non sono tutti... |
Certo, c'è la faccenda dei rotolini... Li tengo sulla scrivania e li arrotolo e srotolo quando parlo al telefono o quando devo leggere documenti o durante le riunioni. In effetti, ultimamente ne "devo" tenere qualcuno anche in macchina, per quando sono ferma ai semafori. Ma in fondo che male c'è ad arrotolare continuamente pezzetti di nastro colorati? Serve a scaricare le tensioni. E' vero che ultimamente mi capita di arrotolare anche i biglietti del tram, gli scontrini del super, i metri di carta dell'Ikea, tutto quello che può essere arrotolato, ma insomma... per il resto, sono assolutamente normale.
Sì, perché quella dei sacchetti di plastica non può essere considerata una mania. E' perfettamente ragionevole conservare tutti i sacchetti di plastica che mi capitano in mano: possono sempre essere utili. Dalle vacanze a volte torno con la tasca esterna della valigia piena di sacchetti ben ripiegati. Ma, ripeto, c'è un perché: li riuso in mille occasioni e averne sempre una bella scorta mi tranquillizza.
Non è una stranezza. E nemmeno quella dei libri... Non sopporto che qualcuno li tocchi, mi dà anche fastidio che li guardino con interesse. Di prestarli naturalmente non se ne parla. Anzi, ho escogitato uno stratagemma geniale: in salotto e in corridoio ho sistemato tutti quelli in lingua straniera, per scoraggiare eventuali richieste di prenderli in prestito. Però mi sembra assolutamente giustificato questo comportamento, per niente strano, dato che quando li si presta nessuno li restituisce mai, come se non valessero nulla.
Ci sarebbe anche la cosa delle mollette del bucato. Quando stendo sto bene attenta a usarle dello stesso colore per appendere i vari capi. Un esempio: per appendere una camicia uso tre mollette tutte e tre rosse e così via. Ma ormai sono diventata velocissima...
Insomma, è tutto qui (quello che mi viene in mente)!
![]() |
| Ecco la cover del libro |
Però, dato che oltre che essere una persona normale sono anche molto onesta, confesso che la struttura di questo post rieccheggia un divertentissimo racconto di uno scrittore argentino, Roberto Fontanarrosa, che credo non sia tradotto in Italia e che prima o poi tradurrò qui in questo blog, anche se non c'entra niente, perché è davvero troppo divertente.


Nessun commento:
Posta un commento