Sabato mattina di metà ottobre: tempo di mettere ordine nel mio armadio e mezzo. Anche perché mi sono resa conto che ben mezzo è occupato da tute e magliette. E dato che ormai corro un decimo di quanto correvo fino a 3 anni fa, tre quarti almeno della roba è inutilizzata.Ci sono le magliette di tutti i campionati nazionali che ho vinto (nuove e mai messe perché troppo grandi), calzoni da corsa per tutte le stagioni, felpe pesanti e felpe leggere, giacche impermeabili... E tutte legate a ricordi ben precisi: quei campionati nazionali di società a Montecatini che aveva piovuto per due giorni, gli europei in Finlandia, i primi che ho fatto, una settimana bellissima dove avevo conosciuto un sacco di gente...
Buttar via la roba da correre all'improvviso mi sembra come archiviare definitivamente un periodo della mia vita durato 12 anni, un periodo pieno di emozioni, di amicizie, un periodo che mi ha fatto sentire viva e speciale. Un periodo di certezze ben precise, scandito dagli allenamenti e dalle gare. Però è una fase che si è chiusa: l'ho voluto io perché non mi ci sentivo più bene, solo che non ho ancora trovato qualcosa di altrettanto coinvolgente.
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